Alla XVma Biennale di Architettura di Venezia è stato presentato un progetto multimediale che vuole fotografare e interpretare attraverso gli strumenti della rappresentazione artistica, culturale, sociale e architettonica il fenomeno delle gang.
Sul sito del progetto GANGCITY, nelle poche righe che raccontano il progetto, articolato, complesso e multidisciplinare, si legge che:

è un programma di ricerca che intende documentare il fenomeno di cluster urbani sottratti a ogni forma di controllo della legalità al fine di attivare processi di riappropriazione e di cura degli spazi abitativi privati e pubblici.

Secondo i creatori e coordinatori dell’iniziativa, la crescita delle gang nei caotici e ampi contesti urbani è strettamente connessa alla fase macro-economica che attraversiamo, con la crescente privatizzazione di servizi pubblici e la diminuzione costante dei fondi di sostegno al welfare.
L’Italia non è immune alla crescita del fenomeno: solo poche settimane fa Matteo Luca Andriola ne firmava una mappatura aggiornata per Lettera 43. E non è un fenomeno sempre legato solo al degrado delle periferie o delle aree dismesse, soprattutto dei siti industriali abbandonati negli ultimi decenni con la scusa della delocalizzazione.

Ne è un esempio Brescia, coinvolta come altre aree urbane nel cambiamento degli assetti sociali e nei flussi migratori di nuova configurazione, che sarà parte del progetto GANGCITY con l’occhio della fotografa e architetto bresciana Marina Lorusso, che ha anche confessato di avere un sogno da promuovere per far diventare realtà: carceri aperte e senza guardie, dove sono i «recuperandi» ad autogestire la vita comune.

«Ho visitato tre delle 147 strutture che nel Minas Gerais, lo Stato con capitale Belo Horizonte, ospitano 3.500 persone. All’interno ognuno viene responsabilizzato e acquisisce nuovi ruoli utili alla vita sociale, giorno dopo giorno, in base ad un percorso di recupero della consapevolezza del crimine commesso. È un modello che coinvolge anche le famiglie, introdotto negli anni Settanta da un gruppo di volontari cattolici guidati dall’avvocato Mario Ottoboni. Il tasso di recidiva è molto basso, solo il 15% torna a commettere reati».

L’evento Gangcity è ospitato nello spazio Thetis dell’Arsenale Nord di Venezia fino al 27 novembre 2016. Offre 80 scatti in bianco e nero di sei maestri della fotografia per raccontare da diverse angolazioni oltre 40 anni di drammatica relazione tra degrado urbano e degrado sociale. Un viaggio nelle periferie del mondo, negli spazi in cui gang e organizzazioni criminali proliferano nel fertile terreno rappresentato dai cluster urbani. Le interviste a tutti i fotografi esposti le trovate qui.
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