Le parole

Il nostro tempo è il tempo delle parole.

Ognuno di noi può raccontare e condividere la propria vita.
Ma chi abita il carcere, chi è in detenzione, che sia riconosciuto colpevole o detenuto in attesa di giudizio, non ha più diritto di parola.
Memorie dal carcere nasce per dare voce e amplificare il racconto della vita che abita le strutture detentive in Italia.

Siamo la società delle parole, ma ci sono cose che ancora non vogliamo sentire; e che rischiamo di dimenticare. Sappiamo che tutti possono sbagliare, ma ci ostiniamo a credere che successo e colpa siano due lati opposti della stessa medaglia. La pena detentiva separa ancora i cattivi dai buoni: chi sbaglia ha scelto di sbagliare e dunque deve essere punito.
Nell’incessante flusso di notizie, di dibattiti, di pareri sullo stato delle carceri in Italia, è ancora più importante e difficile trovare le parole giuste per rovesciare l’opposizione medievale tra innocenti e colpevoli e trasformarla in valori di progresso come il recupero, l’accoglienza, la comprensione, la correzione, il ritorno.
La condanna di un individuo è un tabù sociale, qualcosa che ancora taglia in due l’inferno dei colpevoli dal paradiso dei retti, separandoli anche fisicamente. E chi passa dall’altra parte poi in qualche modo comunque ci resta per sempre.
Ogni epoca ha avuto la possibilità di affrontare temi importanti e rovesciare consuetudini e norme desuete, colpevoli di condannare all’indifferenza e alla segregazione una minoranza, trascurata dai più.

Noi siamo il tempo delle parole. E nulla è più umano delle parole.
Ma siamo anche il tempo della difesa del diritto a restare umani, anche e soprattutto dentro strutture di pena o detenzione.
Chi non ha voce non è detto che non abbia nulla da raccontare. E se si trovano le parole giuste e i canali adatti, la storia che si fa sentire può cambiare il mondo.

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